27.I.22
Il generale Kota con la sua Liberation e l’Occhio di Palpatine si presentano al rendez-vous e accolgono la navetta fuggita dal Prisma nell’hangar del vecchio incrociatore repubblicano. Senza dubbio i miliziani di Kota restano abbastanza perplessi quando vedono scender dalla nave, oltre a Selanne, Gill, Ar’al e Talon, una sinistra donna vestita di nero con 10 spade laser alla cintola, una togruta male in arnese, un Togoriano, un ugnaut, un Lasat, due mandaloriani, un Neimodiano, un noto corsaro separatista e due magnaguard…
I membri meno “problematici” della combriccola raggiungono Kota sul ponte di comando. Il vecchio Jedi è estremamente stizzito e dice a Selanne di prendere quello che le serve e poi sparire per la loro prossima missione senza creare altri guai: si rifiuta categoricamente di mettere a rischio la vita dei suoi uomini per una missione di soccorso al Prisma quando non c’è più nessuno là che valga la pena di salvare dal suo punto di vista.
Selanne discute con i compagni e in particolare con “la Custode”, la rediviva Atris, di quel che rimane del Prisma. L’antica maestra sottolinea come dal suo punto di vista l’ideale sarebbe distruggere la stazione per evitare che possa ammorbare ulteriormente la Galassia con l’energia Oscura cumulatasi attorno ad esso nei millenni.
Selanne chiede come sia possibile distruggere un Nexus del Lato Oscuro se l’eliminarlo richiede un omicidio di massa, ovviamente il come si debba fare specie visto che Kota non conta di collaborare è tutt’altro che coda facile a definirsi, ma essendo arrivati ad un punto morto, Gill propone di preoccuparsi delle cose più urgenti e di tornare in seguito su quell’argomento. Gill lascia uno dei Mandaloriani con Kota e li invita a raggiungere la Prima Luna di Zambar, sede del clan Dvorr, dopodiché propone di partire per Concordia e ricongiungersi con gli Skirata.
Prima di partire Selanne va sull’Occhio a recuperare l’holocron di Taj Junak e alcuni altri suoi averi. Parlandone con Meileena scopre che lei conosceva Junak e che quasi ogni generazione dei Pelagia vedeva qualche cadetto del casato unirsi all’Ordine Jedi perché la Forza scorreva potente nella loro famiglia. Questi Jedi Tapani comunque rimanevano molto legati al loro clan e pianeta. Gli Jedi della casata Pelagia avevano per questo creato un loro Holocron che si tramandavano da generazioni e contiene segreti scoperti nei secoli dai Jedi della loro famiglia.
Selanne spiega come a lui era stato consegnato da uno degli ultimi nobili superstiti, Sir Dampher di Pelangon, che era stato incaricato di nascondere su Nyriaan l’ultimo erede dei Pelagia e che gli aveva detto che quello era il più prezioso tesoro della loro casata.
Selanne chiede quindi a Meileena come fare ad attivare l’Holocron e lei le dice che di solito basta fargli domande, al più si tratta di fare quelle giuste, quindi Selanne inizia a fare domande connesse ai Tapani. Alla domanda “conosci un posto sicuro per l’ultimo erede dei Tapani?” finalmente l’Holocron si attiva:
“Ho già risposto a questa domanda, lontano oltre il mare giallo dove la Casata si è fatta alleati che nessun altro conosce” dice una figura fantomatica proiettata dall’Holocron.
Selanne ribatte chiedendo cosa sia il Mare Giallo, dimentica che si tratta di un luogo che lei stessa a visitato su Nyriaan.
“Sul Mare Giallo c’è una colonia di una famiglia a volte infida, a volte leale e un deserto oltre la nebbia. Oltre il deserto c’è una tribù di indigeni innocenti.”
Quando riceve questa risposta Selanne capisce finalmente di che sta parlando l’Holocron e, imbarazzata chiude lì questo primo esperimento.
Atris chiede di poter studiare questo Holocron e Selanne acconsente, Meileena però la rimprovera perché non ritiene che la sedicente antica Custode della Torre di Prima Conoscenza sia affatto affidabile.
Selanne sempre più imbarazzata segue Atris nelle stanze ove si è appartata e le chiede indietro l’Holocron. Atris, lo restituisce ma la interroga se il problema è dato dal fatto che le abbia detto d’esser stata la Signora dell’Inganno. A quel punto Selanne si sfoga dicendo che la sua preoccupazione sono gli equilibri di fiducia dell’equipaggio e come mantenerli, Atris apprezza il gesto di fiducia, mentre si congeda chiede a Selanne se non voglia sapere cosa le ha detto l’Holocron.
La Dookessa dice che dipende dalla domanda posta, allora Atris rimanda la questione ad un altro momento.
Meileena a questo punto raccoglie attorno a sé Selanne, Gill, Ar’al e Talon e dice loro che ha pensato che forse c’è qualcosa che potrebbe esser utile ai loro obiettivi tra gli artefatti che ha nascosto prima di esser catturata dai Sith. La Togruta chiede però a Selanne di usare la Forza per schermare il discorso perché non si fida di Atris.
Selanne però rifiuta confidando anche a lei di esser preoccupata del flebile equilibrio del gruppo e del fatto che non vuole intaccarlo usando la Forza per impedire ad Atris di sentire il loro discorso. Selanne in effetti rivede se stessa in Atris: una Jedi che ha sbagliato ed è passata al lato oscuro per poi capire il suo errore. Selanne avverte in lei un desiderio di redenzione e che è degna di fiducia come lo è stato Glovoc in passato, quando ha salvato tutti loro dai Figli della Tempesta dimostrando di aver pienamente meritato la pietà della Jedi.
Gill pure cerca di convincere Meileena che ci sia qualcosa di buono in Atris che cerca di uscire, ma agli occhi della Togruta questa donna probabilmente non è nemmeno veramente Atris: è una Sith fatta e finita e vede un immenso pericolo nella fiducia esagerata che loro le attribuiscono.
Il discorso è comunque interrotto dal sopraggiungere di una MagnaGuard che invita tutti a salire sul ponte: la nave è ormai fuori dall’iperspazio e svariati caccia imperiali sono in avvicinamento. I caccia contattano la navetta e chiedendo l’identificazione. Ar’al riesce a “convincerli” a scortarli allo spazioporto di destinazione in cambio di una “tassa”.
Ramikad Dvorr spiega a Gill che i caccia hanno il simbolo del nuovo Governatore di Mandalore, un alieno nominato da Palpatine e noto come “il Suprema”.
Atterrati, Talon e Ar’al scendono da soli ad incontrare i mandaloriani dei caccia che si presentano in una armatura totalmente bianca che fa ricordare quelle degli storm trooper. Il guerriero mandaloriano si fa passare il chip di crediti stringendo la mano ad Ar’al e lo invita a chiamarli nuovamente quando vorrà lasciare il sistema.
Tornando sulla nave Talon viene avvicinato da una donna anziana che gli chiede l’elemosina e chiede di mangiare qualche razione sulla nave, Talon capisce che c’è qualcosa sotto e la fa salire a bordo. Appena chiuso il portellone la
vecchia si rialza e si rivela come il nostro contatto Skirata la “sergente” Rav Bralor . Bralor chiede di Uthan, lo controlla con uno scanner medico per confermarne l’identità quindi dice al gruppo di seguirli: ma solo Ar’al, Gill, Talon e Selanne e disarmati. Gill le dice di non poter esser disarmato essendo un mandaloriano. Lei lo mette in dubbio, ma quando lui le accende la Dark Saber davanti ci ripensa. Istruisce comunque il gruppo di scendere dalla nave uno alla volta, camuffati, andare al pub e chiedere al bancone un “doppio kurg”. Il barista li accompagnerà nel retro e da lì sarà organizzato il passaggio fuori dallo spazioporto fino al suo vheh’yaim.
