Capitolo VI, Sessione 19
Eil’nor Paxton si risveglia nel buio nuovo della sua cecità. Capisce di essere ospite di nativi che lo hanno soccorso, e cerca disperatamente di interagire con loro, di sapere dove si trova e che ne è stato di Joseph Isen. Una donna di nome Blasbrebunosis, preposta ad assisterlo, lo conduce dallo sciamano, in una capanna fetida, ove Joseph giace dopo che il curatore nativo lo ha dovuto sottoporre ad un intervento cui non sa se sopravviverà. Paxton riesce a convincere lo Sciamano a farlo parlare subito con il “padrone” del villaggio, il Visir Api, per il quale Paxton ha ancora le lettere di introduzione di Ortari.
Nel frattempo Talon ha fatto decollare lo shuttle per porsi sulla pista di Paxton ma, appena partiti, si infiamma una discussione tra Sigil e Selanne quando il primo, ancora in possesso dell’Occhio di Horak Mul, asserisce di aver avuto una visione di Set in procinto di aprire il Cubo Abissale perché ha cessato di percepire Vahl e Drake.
Selanne, dilaniata dal pensiero che Drake sia morto e sentendosi quasi responsabile per aver lasciato che fosse lui ad affrontare da solo la Dea del Caos, chiede indietro a Sigil l’artefatto per scrutare nel futuro e sapere se Charles davvero non è più.
Lo Shard rifiuta però di separarsi dal sinistro oggetto di potere e impedisce anche a Selanne di toglierglielo con la Forza. Talon capisce che le cose vanno a mettersi male e allerta i droidi B1, Sigil presentendo un imminente attacco di Selanne, sfodera la spada laser e le sferra un fendente brutale. Talon fa attaccare il Cavaliere d’acciaio dai droidi che dopo alcuni colpi parati dal Jedi riescono a disarmarlo e danneggiarlo. Talon si tuffa su Sigil e lo spegne. Selanne leva lo Shard dal suo corpo meccanico e prende l’Occhio, accingendosi a meditare sulla sorte di Charles.
Appena si concentra però, avvertendo di stare per accedere alla visione del futuro che cerca, percepisce anche che Talon sta per attaccarlo.
La spia infatti è convinta che l’artefatto stia facendo impazzire i compagni e vuole stordirla e gettare via l’Occhio. Selanne reagisce con la Forza confinando Talon nella stiva, ma tutti e due iniziano a sentire Sigil che parla loro telepaticamente, cercando di convincerli a farsi restituire il corpo.
Selanne, che era in procinto di porsi in meditazione, si ferma a riflettere, si concentra e, tornata del tutto padrona di sé, si convince che la follia che ha preso Sigil sia davvero dovuta all’influsso dell’Occhio e che sia un oggetto troppo pericoloso da usare. Pur affranta di non sapere il destino di Charles, desiste dall’interrogare il futuro.
Assieme a Talon cerca di distruggere l’artefatto, ma comprende che una potente alchimia oscura lo protegge.
Nelle profondità del Cubo Abissale Charles e Vahl si fronteggiano. Alle emanazioni di fuoco della demonessa Charles oppone il suo profondo controllo della Forza, per renderle più arduo appellarsi ai suoi poteri. Provocando continuamente Vahl ad attaccarlo e rendendole sempre più faticoso attingere alla Forza, Charles induce la Dea a consumare gradatamente il proprio potere, sino ad esaurire l’energia con cui mantiene la propria anima legata all’esistenza. Anche Charles è però costretto ad annichilirsi sempre più per arrestare gli attacchi dell’avversaria.
Alla fine quando sente che le loro connessioni alla Forza si sono ridotte all’estremo, Charles aggredisce Vahl cercando di utilizzare la propria capacità di sopprimere la connessione alla Forza degli altri per annientarla del tutto. Vahl reagisce però consumando la propria stessa essenza per scatenare ancora una volta il suo fuoco inestinguibile e i due ardono in un solo abbraccio, guardando potere ed esistenza dissolversi l’uno negli occhi dell’altra.
Nell’immaginaria Naboo del Cubo Abissale, Gill contempla con orrore che se di Vahl e dei suoi scheletri non resta che cenere, di Charles sembra rimasto solo il mantello. Gill fa ritorno a casa per capire cosa è stato di Jirany, sapendola in qualche modo anch’essa una proiezione dello spirito di Vahl, e in effetti la trova esangue, ridotta a un corpo consunto e cadaverico. “Avevo infiniti sogni che resteranno incompiuti” gli dice prima di ridursi in cenere.
Gill non vuole accettare che Charles sia morto e non sapendo che fare, pur sapendo l’assurdità del gesto trovandosi in una sorta di sogno, chiama all’holocom il maestro Vrook Lamar per chiedere consiglio.
Come sovente avveniva nella realtà all’Holocom risponde il maestro Vandar Tokare.

Esterrefatto Gill si trova a condurre una conversazione paradossale con quella che alla fine egli stesso ritiene essere solo una proiezione del suo subconscio. Vandar gli rammenta le informazioni avute da Charles e che se Vahl è morta la sua liberazione è imminente e Gill, preso dalla foga, chiede a Vandar di andare con lui a incontrare chi lo libererà dal Cubo, anche uscire con lui dal Cubo e capire come e se sia possibile soccorrere Charles.
Entrando in un guscio di salvataggio precipitato dal cielo di Naboo, Gill si trova ad aprire gli occhi sulla realtà.
Set lo risveglia nel proprio laboratorio, estraendolo da un liquido amniotico e gli spiega la situazione, completando così il frammentario racconto fattogli da Charles.
Gill è evidentemente turbato, racconta a Set quanto successo nel Cubo chiedendogli aiuto a interpretare i fatti, intanto si dichiara però lieto della seconda occasione ricevuta e intenzionato ad usarla per liberare la Galassia dai Sith.
Set promette aiuto e incoraggia Gill a riposarsi e rimettersi in sesto. Sfinito, il reincarnato crolla sul letto e si lascia al sonno.
Appena socchiusi gli occhi il Maestro Vandar gli appare dinnanzi chiedendo “mancato io ti sono? Hmm?”
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