L’ultimo ricordo lucido di Selanne è di aver visto il passato del sarcofago che ha toccato scorrere rapidissimo davanti ai suoi occhi, sino al momento in cui è stato chiuso l’ultima volta dal grande inquisitore Torbin in persona, recitando una formula in una lingua ignota. Selanne ha sentito quelle parole, le ha ripetute ed è svenuta subito dopo, all’apertura del sarcofago.
Da quel momento la sua mente si perde al confine tra il sogno e l’aldilà della Forza, le pare di viaggiare a lungo verso i confini della galassia, sinché non si trova in uno spazio grande e buio ed umido dove una fitta nebbia avvolge tutto quello che la circonda mentre diviene impossibile capire quale sia la realtà e quale una intuizione fallace.
Il luogo è indefinito ma permeato dal lato oscuro e Selanne, accendendo la spada laser per un momento vede un volto, forse solo un riflesso di lei, ma con due profondi occhi gialli. Una momentanea sensazione di paura si impadronisce della Dookessa, che cerca però di controllare i suoi sensi. Anche focalizzandosi di quel volto ricorda distintamente di quel volto solo gli occhi. Gialli.
La vibrazione familiare della spada laser accesa nelle sue mani è però improvvisamente sovrastata da una voce familiare che le dice “la spada laser qui non ti servirà…”.
A Selanne sembra una eco della sua stessa voce, ma non la è. E’ sconosciuta e familiare allo stesso tempo, le da una impressione di voce interiore profonda, che la turba ulteriormente: anche se ha un rapporto molto forte con la Forza a Selanne non mi è mai capitato che la Forza le si esprimesse così direttamente.
Spegne la spada, si mette in meditazione e cerca di aprirsi alla Forza, attendendo che le parli nuovamente.
Intanto il resto del gruppo su suggerimento dalla jedi Togruta liberata dal sarcofago si appresta al montavivande individuato da Talon nella mappa, l’idea è che il minuto Kuill lo sfrutti per raggiungere il piano del centro di controllo e da lì sblocchi le porte della via più breve per arrivare alla banchina di atterraggio con la loro navetta spaziale.
Nelle profondità del Prisma, al centro del labirinto Gill è solo con Selanne svenuta, la morte di “Terry e Tommy” lo ha turbato ma nella sua mente richieggia “Non c’è la morte, c’è la Forza” e queste parole lo confortano. La stanza in cui si trova è piena di nebbia, è impossibile orientarsi, ma il guerriero trova ugualmente l’accesso a due corridoi.
Gill capisce da quale porta arriva una leggera corrente d’aria e avanza nel varco sinistro trascinando con sé Selanne.
Gill ignora le porte che si aprono alla sua destra e prosegue metodico nel lungo corridoio tenendo sempre la sinistra. Così facendo arriva sino ad una porta sigillata.
Selanne nel profondo del suo incubo, sembra uscire dalla meditazione e la nebbia si dipana: è in una stanza piena di porte chiuse, una si apre improvvisamente. Dietro c’è un buio corridoio dal quale emerge un colossale droide che si avvicina a passi pesanti, Selanne riconosce subito il compagno perduto di un tempo: Sigil, che la guarda con odio. “Ora ti farò vedere cosa significa tradire gli amici” esclama il Cavaliere d’Acciaio, avventandosi sulla vecchia alleata.
Selanne non impugna la propria arma e sceglie di rivolgersi a Sigil “anche se avessi tradito i miei compagni ed amici, sono certa che non alzeresti mai la lama contro di me” gli dice, rassicurata dalle parole che aveva udito: “la spada laser qui non ti servirà…”.
Sigil affonda però un colpo ferendo gravemente la Jedi, lei cerca di convincerlo nuovamente, ma ottenendo solo di subire un secondo fendente. Selanne non demorde e cerca ancora di convincerlo del fatto che gli jedi abbiano tradito i cavalieri d’acciaio e non lei, che non è neppure una “jedi convenzionale”: Sigil la deride per questo termine, proprio lei, eretica della Convenzione. Selanne però non cede di un passo e esprime tutto il proprio convincimento di una assoluta forza morale: “io sono solo uno stumento della Forza, quello necessario in questo momento. Non vado per niente fiera di molte delle azioni che ho compiuto fin oggi. Voglio la rinascita dell’Ordine, di coloro in grado di portare nuovamente pace in questa galassia tormentata. Benchè voglia questo, sono conscia di non poter essere colei che educherà le nuove generazioni di Jedi. Bisogna ritrovare gli jedi ancora vivi, Sigil compreso, loro sono il lascito della Forza, coloro che possono rimediare a quanto successo fin ora.” Ancora rivolge il più accorato appello a Sigil di tornare in sé: “Ricordati, non ci sono passioni, c’è serenità. Torna con la mente ai tuoi insegnamenti e ai valori che hai sempre seguito molto più fulgidamente di me.”
Sigil fugge lanciando via la sua spada e qualcuno alle spalle di Selanne le poggia la mano sulla spalla e parla:
è il suo maestro Neil Indigo che si congratula per quanto sia cresciuta e maturata.
Selanne lo segue nella totale serenità attraverso una serie di stanze, superata una porta al suo seguito però questa si chiude subito dietro di lei e tutto ricade nel buio.
Si accendono luci rosse e scariche elettriche vibrano nell’aria. Sei guerrieri bianchi, con cinture d’oro, maschere e cappucci bianchi ed oro e lunghe staffe laser le si avvicinano.
“deponi le armi eretica, il sarcofago ti attende” intimano.
Selanne consegna l’arma e attende il loro giudizio. La ricacciano nel sarcofago, ma la Jedi entra in meditazione affidandosi alla Forza mentre la deridono e rinchiudono. Tutto torna buio.
Nel frattempo Gill sente una presenza oscura dietro alla porta del labirinto. Qualcosa cerca di uscire. La porta è ripetutamente colpita dall’interno, schizza via dai cardini rischiando di colpirlo, lui schiva e la paratia di metallo investe l’inerme Selanne ferendola. Dietro a quella porta ve ne è un’altra e Gill avverte nuovamente colpi percuoterla dall’interno: cerca di affondare la darksaber nella porta nel momento in cui vien colpita, ma tutto cessa d’improvviso e sente solo dei passi allontanarsi oltre quella barriera.
Ai piani superiori, Kuill, con l’aiuto dei compagni si incastra dentro al montavivande assieme ad una pistola blaster e inizia la sua risalita verso il piano del centro di controllo.
Nel buio profondo dell’incoscienza Selanne sente una eco lontana. All’improvviso il sarcofago viene spalancato e la jedi trova una donna mai vista prima innanzi a lei: le porge una mano e le dice “vieni fuori e seguimi” prendendola per mano. La donna è di mezza età, bionda e con i capelli raccolti in uno chignon, indossa abiti grigi simili a quelli di certi jedi antichi. Le dice: “ti ammiro per la tua scelta, c’è voluto coraggio. L’ho fatta anche io, la scelta di accettare le proprie responsabilità e di andare incontro al giudizio degli altri; il giudizio dell’Ordine, anche quando eri convinta che avessero torto. Eppure non sempre questa scelta è la via migliore per convincere gli altri del fatto che hai ragione. Pensavo che avrebbero capito che ero in buona fede, che combattere con Revan era stata una scelta giusta e che loro avevano errato. Non hanno capito e mi hanno condannata all’esilio. Ho piantato la mia spada laser nella colonna al centro della stanza del consiglio e me ne sono andata per sempre, ai confini della galassia. Tutti i miei poteri e la mia
connessione con la Forza sono state strappate, mi sentivo nuda e debole. Destinata alla morte e ho vagato nello spazio ai confini delle regioni sconosciute per tanto tempo, finchè non mi ha chiamato qualcosa: la Galassia aveva bisogno di me, nuovamente. Ora forse la galassia ha bisogno di te, Selanne: tu hai una storia simile alla mia e sei stata chiamata qui per purificare questo luogo. Questo è qualcosa di difficile che dovrai affrontare da sola incontrando ciò che personifica il cuore di questo luogo, il cuore di tutti i peccati degli jedi”.
Selanne con estrema calma e serenità le risponde di pensare di esser pronta. La donna le indica una porta, e svanisce alle sue spalle, Selanne al di là della porta avverte molto potere, energia vibrante.
Vi entra: c’è una stanza piccola, rossa. La luce fuoriesce dagli holocron che coprono tutte le pareti. Al centro una figura, accovacciata al suolo tiene un holocron luminosissimo che sembra parlarle, sussurra parole tenebrose in una lingua antica. Selanne le si avvicina, lafigura ha abiti chiari che sembrano vermigli, sembra una donna della sua stessa età, il volto è pallido e colorato di rosso dalla luce degli holocron.
Selanne capisce che è Atris, e cerca di parlarle: “riesci a sentirmi maestra?”
Atris si volta e la guarda: “Ti aspettavo Selanne, dovevo parlarti da molto tempo. Guarda…” e le porge un holocron sith.
Come Selanne lo afferra vede tutto attorno a lei vorticare degli spiriti che si agitano e gridano, ode voci che parlano in Sith, finché non sono sovrastate dalla voce di Atris: “vedi questa è la mia storia, la storia che non è scritta nell’holocron del Prisma. Questa è la verità che gli Jedi non hanno divulgato nei datacron: hanno cancellato il ricordo di Atris, della loro archivista. Che fine ha fatto Atris? Perchè non è più nei libri? Perchè l’holocron del Prisma è stato usato innumerevoli volte nei secoli, ma nessuno si è mai chiesto perchè non ci fosse traccia di quella archivista che aveva preparato l’holocoron e li aveva ammoniti del fatto che questo luogo andava epurato?”
“La mia storia va avanti in un altro holocron” mormora Atris mostrandone uno da cui emana l’immagine di Darth Nihlus. “Io per prima ho sentito la sua minaccia.” commenta l’antica archivista “stava attaccando una repubblica
ormai dissanguata dalla guerra civile jedi e stava arrivando per finire l’ordine. Io ho deciso che l’avrei attirato in trappola sul mondo dei Miraluka per farlo distruggere dagli jedi. Invece lui distrusse loro su quel mondo, la mia trappola divenne la sua. Il mio inganno divenne il suo. Da allora l’inganno è stato al centro della mia esistenza… ora rimane una sola verità, questo luogo va purificato, distrutto. Mi aiuterai?”
“Si ti aiuterò: nessuno deve più usarlo” giura Selanne.
“Allora svegliati e combatti la vera minaccia, quella che non immagini. Quella a te più vicina.” le intima l’immagine della Jedi antica e Selanne rinviene… l’ultima frase che ha nella testa è “ricordati è tutto un inganno”.
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